>comunicazione riservata e personale a quei sardi che stanno trasformando la Sardegna in Berlus-colonia.

I sardi esclusi dal governo, ascari sempre più sudditi e fedeli. In particolar modo i parvenus galluresi, l’acquisizione più recente, che sardi non lo sono mai stati troppo. Ma se glielo dici si offendono… Intanto hanno svenduto o regalato la loro terra (che una volta era anche nostra). Come vendersi la madre (che era un po’ anche nostra madre)… e senza fare una piega quando gli cambiavano anche la toponomastica. Come quando si parla degli americani: non tutti, naturalmente – conosco alcuni fra i migliori, quelli più resistenti – ma diciamo che i più si sono radunati lì…

Leggo su l’Altra Voce, in un articolo a firma di Giorgio Melis, arguto e divertente se non fosse dolorosamente tutto vero, che dice: “E’ annunciata una nuova visita pastorale con un grande carico di perline e specchietti (anche per allodole umanizzate) da distribuire ai bravi, pazienti e talora pezzenti buoni selvaggi nuragici. La Sardegna “canile di Arcore” evocato dieci anni fa da Cossiga senior, si è materializzato in tutto il suo splendore servile. Pensare che la dolorosa decisione di Berlusconi di escludere dal giro ministeriale i suoi eletti isolani è maturata domenica alla Certosa”.

Da noi le cose si usa cantarle piuttosto che pronunciarle in comizi. Nella tradizione non esistono le canzoni: solo versi affidati all’interpretazione di chi li coglie. Già altre volte mi è capitato di scrivere sulla questione. Ora voglio lasciare qui due righe con cui, già quattro anni fa, mettevo in guardia quel sardo che orgogliosamente si batte perché la sua terra venga consegnata interamente nelle mani rapaci del più subdolo e pericoloso fra i suoi colonizzatori.
Scrivo in logudorese… magari poi traduco. Per essere cantati devono rimare in una struttura tradizionale. Li raccolga liberamente chi vuole.

Pro unu sardu abistu

Bid’as a Berriscone?
trankillu ke Battista
léat, e si ndhe ríet da ‘e su Cumbentu.

Non li fuet occasione
de si fagher provvista
né paret ki si ponzat pessamentu.

L’asa dadu su votu
e luego l’as connotu.
Creías de b’áer sa parte? De s’apentu
com’iscobio su jogu:
isse su mere e tue…
abbárras piógu!

s’11 ‘e cabidanni de su 2004

Ad un sardo dalla vista lunga.

Hai visto il grande Verro? Molto tranquillamente prende, e dalla Certosa se la ride. Non perde un’occasione per farsi le provviste e non sembra preoccuparsi. Gli hai dato il voto e subito si è scoperto. Credevi di spartire con lui? Ora ti svelo il meccanismo del giochetto: lui è il padrone, e tu… resti un pidocchio!

11 settembre 2004

>

La Sardegna di oggi: una storia di chi parte
…di chi arriva …di chi ritorna

il 9 maggio esce nelle sale

TUTTO TORNA

il nuovo film di
Enrico Pitzianti
con le musiche originali di Gavino Murgia
da un soggetto di Enrico Pitzianti e Paolo Maccioni

e se questi nomi non bastassero…
anch’io vi consiglio di andare a vederlo
nel frattempo, in attesa di vederlo in continente:
in bocca al lupo al fantastico trio
(Enrico, Gavino, Paolo)

ecco il link per saperne di più

ed il programma delle prime presentazioni nel mese di maggio:

  • Mar 6 – ore 11 – Spazio Odissea Cagliari – proiezione e conferenza stampa
  • Gio 8 – ore 19 e 21 – Spazio Odissea Cagliari – anteprima: cast attori e sceneggiatrice presentano Vito Biolchini ed Elisabetta Randaccio
  • Ven 9 – ore 18 e 21 – Cinema 4 colonne Sassari – introduce Antonello Grimaldi con Enrico Pitzianti e Antonio Careddu
  • Sab 10 – ore 20:30 e 22:30 – Cineworld Cagliari – “Siamo tutti attori di cinema” introduce Nino Nonnis con Enrico Pitzianti, Antonia Iaccarino e tutto il cast dei non attori
  • Dom 11 – ore 20 – Movies Santa Giusta – introducono Michela Murgia e Antonello Carboni con Enrico Pitzianti e Piero Marcialis
  • Lun 12 – ore 21 – LAPOLA SCIÒ su videolina – Enrico Pitzianti e Yonaiki Broch Montano
  • Mar 13 – ore 20:30 – Nuoro multiplex Prato Sardo – introduce Marcello Fois con Enrico Pitzianti e Gavino Murgia
  • Mer 14 – Multiplex galaxy – presenta Giuliano Murgia con Enrico Pitzianti e Nino Nonnis
  • Gio 15 – ore 20:30 – Cineword Iglesias – introduce Marino Canzoneri con Enrico Pitzianti e Massimiliano Medda
  • Ven 16 – Olbia cine teatro – introduce Marco Navone con Enrico Pitzianti e Antonio Careddu



Tutte le mattine quando mi sveglio vedo un bambino di quasi otto mesi che mi sorride e riempie la mia giornata di allegria. Da quando esiste lui non ho più avuto un solo risveglio di cattivo umore. Lui ride e cerca il riso della madre. Gioca e cerca me. Mi sveglia ridendo e si continua così. Anche mentre sto scrivendo queste righe lui mi chiama e ride.

Ora non potrò più svegliarmi e guardarlo senza pensare a quella piccola a cui hanno tolto la madre. A cui hanno tolto il diritto di ridere con lei, i suoi baci, le ninne-nanne, la tenerezza, l’amore, la tetta, l’attenzione affettuosa…
Per sempre.
Potete immaginare il cuore di quella creatura da oggi in avanti? Potete sentirlo? Riuscite a pensare che ancora non parla e quando lo farà non potrà mai indirizzare la parola mamma?

Gli animali di una data specie non uccidono i componenti della stessa specie. Soprattutto se una femmina ha i cuccioli. Solo le altre specie potrebbero farlo… e non sempre lo fanno: anche gli animali sanno provare pietà. E non sono rari i casi in cui un animale che ha ucciso una femmina di altra specie si prenda cura dei suoi cuccioli rimasti orfani. La storia è piena di esempi simili.

Chi ha ucciso Dina Dore a Gavoi certamente non appartiene alla specie umana, dunque, nel caso si scoprisse chi è stato, penso sia logico non assoggettarlo alle regole della nostra specie. Con quel gesto assassino essi stessi hanno dichiarato una non-appartenenza neppure formale.

Ora chiedo solo una cosa: per favore si lascino da parte analisi socio-antropologiche che potrebbero collegare questo gesto ad ipotetiche origini ancestrali. Si lascino da parte tutte le teorie sul ‘carattere’, la ‘deriva culturale’, la ‘crudele società barbaricina’, ecc… Se qualcuno lo facesse mi offenderebbe personalmente: io vengo da lì, appartengo a quella terra, ma nelle mie origini non esiste né è mai esistito lo spettro di un simile gesto. Fra la mia gente, sulla mia terra, nella mia specie, tutto ciò non è comprensibile né giustificabile. Non lo prevede, anzi, lo esclude nelle sue fondamenta.

Dunque a cosa appartengono questi assassini? Ad un mondo nuovo che si sta creando? E chi lo sta creando? Forse chi l’ha già sperimentato in Bosnia, in Palestina, in Iraq, in Kurdistan, fra i Tutsi e gli Hutu del Rwanda, in Darfur, in Cecenia, fra gli indios e i nativi di tutte le colonizzazioni, fra gli ebrei ed i rom dei campi di sterminio.
Questi assassini appartengono ad un mondo in cui la realtà è tale è solo perché passa dentro uno schermo, i valori lo sono soltanto se monetizzabili, l’etica non ha sostanza né spazio, l’altro individuo esiste solo in quanto merce o consumo…
Dunque non sono animali compatibili con la mia specie.
Io posso soltanto maledirli. E li maledico.

Siamo ad un bivio finale:
o il mondo è quello che ho creduto di costruire anch’io, o è l’altro.
In quel caso ditemelo e datemi un po’ di tempo per potermi congedare.

articolo apparso su Altravoce del 28/3/2008

ULTIM’ORA

pare che Dina Dore sia rimasta ben 6 ore chiusa nel cofano della sua auto
pare che per aprire quel cofano si attendesse l’arrivo del giudice e della scientifica
non vorremmo che l’avesse uccisa la burocrazia…

con un anno di ritardo riecheggio con piacere una notizia che non invecchia mai

Il 17 febbraio 2007 su La Repubblica è apparso un necrologio per iniziativa di alcune classi della seconda liceo classico di Alghero. La notizia non ha avuto molta risonanza perché mancavano quegli elementi di pruderie che ne fanno uno scoop nazionale. Niente canne, niente sesso con la professoressa, niente bullismo… solo intelligenza e cultura, che, si sa, in Italia non fanno notizia.

La riprendo io grazie ad una catena che si è spontaneamente creata in rete. Ecco l’interessante percorso che, tra l’altro, mi ha aperto lo sguardo su dei blog intelligenti:

– raccolgo la notizia su YAUB
– che mi rimanda a Contaminazioni
– che ha preso la notizia da Satura
– che l’ha avuta da Tortora
– che l’aveva presa da Mianonnaincarriola

Di cosa si tratta? Nel giorno dell’anniversario della morte di Giordano Bruno – arso vivo in Campo dei Fiori a Roma il 17 febbraio 1600 nel rogo di Santa Romana Chiesa – questi meravigliosi ragazzi si sono quotati per acquistare uno spazio commemorativo a loro spese. Qui voglio rendere omaggio alla loro intelligenza ed a quella del loro eccellente professore di filosofia: Gianni Piras (n.b. di formazione cattolica!). Di lui segnalo questa interessante intervista su la Repubblica

A tutti loro il mio grazie per avermi fatto iniziare bene la giornata e per aver confortato la speranza che non tutto sia perduto. Sono inoltre fiero che questo segnale di intelligenza venga proprio dalla mia Sardegna…

probabilmente i Ministri della Difesa devono essere così: militaristi (ovvio), fedeli alle Armi (ovvio), retorici quanto basta (ovvio), fedeli anche alle Gerarchie ecclesiastiche (ovvio), disposti a tapparsi il naso comunque (ovvio)…

E dunque eccolo qua. Un ottimo pedigree… Lui c’è in pieno.
Pur non essendo sardo in niente e per niente, è cresciuto ed eletto in Sardegna. E qui non è una questione di identità: siamo colonizzati. Pesantemente colonizzati. Fottuti e contenti. Lui è l’uomo dei militari, delle basi, della NATO, del G8, della Brigata Sassari (truffa storica… chiedete a mio nonno…), lui è il prefetto ideale dell’impero in un’isola ormai interamente consegnata ai suoi padroni. Lui è un cane fedele, un continuatore della gloriosa tradizione di quei cani fedeli che i sardi hanno da sempre allevato.

Perché non parlo dei cani sguinzagliati dall’altra sponda? Perché da lì non potevamo né volevamo aspettarci altro. Sua Grazia è onnipotente. Regna già e continuerà a farlo impunemente dalla sua reggia gallurese in una terra dove hanno persino cambiato nome ai posti per non dispiacere ai padroni. Vendersi il nome del posto dove si è nati è come vendersi la madre. In quella sponda quali sono i cani…?

nella foto Sua Grazia

Ma, dati per scontati gli altri, torniamo a lui. Se ci vuole una prova dell’imbecillità dei sardi, eccola:

in Sardegna ha risolto niente sulla questione delle basi militari, anzi, fedele all’esercito, ne ha ciecamente sponsorizzato ogni esigenza…

in Sardegna ha risolto niente sulla questione dell’uranio impoverito, anzi… ha solo finto di farlo, ma a Quirra ancora il supermarket delle armi è attivo…

in Sardegna ha risolto niente sulla questione degli AMX, anzi… appassionato di parate e cerimonie militari, pur di continuare a frequentarle, ha promesso ai militari che si sarebbe dato da fare per dissequestrare quelli bloccati dalla Magistratura perché ne erano caduti già cinque…
vedi post precedenti – qui “sono caduti” e qui “dimettiti”

infatti è suo l’accorato appello perché gli AMX vengano resi a quei pericolosi irresponsabili che ora piangono perché non ci possono più giocare. Sentite le frasi che ha pronunciato (!!!):
“…sarebbe pregiudicata una capacità operativa essenziale
“…sto seguendo con particolare attenzione la vicenda… che priva la Difesa del Paese di una sua componente significativa, per dotarsi della quale il Paese, cioè i cittadini contribuenti, hanno sostenuto spese ingentissime
“Tutto possiamo permetterci, all’infuori che incrinare l’efficienza e la saldezza dimostrata dai reparti delle nostre Forze Armate”

Cosa ne facciamo di uno così? Ma lo rimettiamo in lista perbacco!Lo facciamo rieleggere al Parlamento che rappresenta gli italiani!


qui coi Russi… poverino…

In conclusione:

i Sardi l’hanno votato, i Sardi tengono molto a lui, tanto che Veltroni ha chiesto addirittura una deroga per poterlo ricandidare capolista nel PD e lui ricambia con tutto l’affetto e la dedizione di cui è capace: basi, uranio, AMX…

ci vuole davvero una faccia tostata nelle Accademie militari e nelle sacrestie. La sua.

Qualcuno vuole spiegarmi con argomenti intelligenti cosa se ne fa l’Italia di un ministro della difesa e, peggio, di una difesa? Qualcuno vuole spiegarmi con argomenti intelligenti cosa se ne fa la Sardegna di uno così? Quali interessi difenderà in Parlamento?


heather parisi fa il suo stesso lavoro


05. Marzo 2008 · Commenti disabilitati su sonetàula · Categorie:blog news, d'arte, di Sardegna · Tag:, , ,


Salvatore Mereu presenta il nuovo film Sonatàula tratto dal bellissimo romanzo di Giuseppe Fiori
non l’ho visto… ma, conoscendolo, penso sia sicuramente bello
io ci vado… vi invito a fare altrettanto
per sostenere questo lavoro di Salvatore e dare coraggio alla sua ricerca poetica, è importante andarci subito, nel primo week-end di programmazione

a ateros menzus Meré… comente ti pregas


Con il successo di critica ottenuto al Festival di Berlino
sonetàula di Salvatore Mereu il 7 marzoarriva nelle sale italiane.


Oltre che in tutta la Sardegna, il film sarà programmato a

Bologna – Odeon
Milano Eliseo
Firenze Fulgor
Roma Quattro Fontane
Torino Fratelli Marx

Dopo Ballo a Tre Passi – vincitore della Settimana della Critica a Venezia e del David di Donatello per la migliore Opera Prima – Salvatore Mereu torna sul grande schermo con un film interamente ambientato in Sardegna. Tratto dal libro di Giuseppe Fiori (Einaudi), è la storia di Sonetàula, un ragazzo di quattordici anni che si da al banditismo per reazione all’allontanamento forzato del padre.

Parlato in sardo, il film è sottotitolato in italiano.

“La conferma di un talento capace di rievocare con tutta la sua forza poetica la Sardegna arcaica e a volte feroce di un vicino passato.”

Fabio Ferzetti – Il Messaggero

Occupati con il tira e molla patriottico su Caos calmo, molti hanno perso un altro film di straordinaria bellezza: Sonetàula, del sardo Salvatore Mereu, proiettato nella sezione Panorama. In quasi tre ore di un’intensità folgorante, il film racconta la storia di Zuanne, conosciuto anche come Sonetàula, un giovane pastore che si trova solo quando il padre viene mandato al confino da Mussolini. Sonetàula si rifugia nel banditismo come unico relitto di un mondo puro e arcaico che gli sta sfuggendo di mano. Con questo film Mereu non cita il neorealismo, lo reinventa.

Lee Marshall – Internazionale, 22 febbraio 2008

>gente non tutelata

comitati per l’ambiente… contro le basi… circoli culturali… circoli politici… associazioni… gruppi di consumo responsabile… cantieri sociali… pacifisti… collettivi di donne… comitati spontanei… persone…

Se queste persone, questi gruppi, accomunati da un’etica e una coscienza, sostengono una candidatura per le prossime elezioni, significa che gli riconoscono capacità rappresentativa, intelligenza politica, affidabilità…

Se questo candidato nella precedente legislatura risulta essere il più presente in Parlamento fra gli eletti in Sardegna, è evidentemente il più sensibile alle problematiche del territorio che rappresenta, il più infaticabile sostenitore delle istanze che vengono dal basso

Se tutto questo ha un valore politico, etico, umano… non si capisce come si possa correre il rischio che la formazione politica che nel programma rivendica proprio questi valori non lo voglia ricandidare. Dovrebbero esserne fieri. Dovrebbero considerarsi fortunati di poter sostenere la scelta di una così ampia, varia, importante aggregazione di elettori… molti dei quali non voterebbero altrimenti.

La formazione è la Sinistra Arcobaleno
il candidato è Mauro Bulgarelli
(qui per il suo sito)

Non volerlo ricandidare sarebbe uno stupido errore:

etico, calpestando la volontà di chi immagina un diverso modo di costruire la vita
politico, eliminando dal Parlamento una voce chiara e competente espressa da un territorio
tecnico, interrompendo un prezioso lavoro cominciato nella legislatura precedente
strategico, allontanando dal voto realtà responsabili e vive nell’azione sociale

per sostenerlo si è costituito spontaneamente il comitato Unità Dal Basso con un appello al quale ho dato la mia adesione



Alberto Capitta e Masala
con Michela Murgia
Umbrialibri 2007


da LA NUOVA SARDEGNA del
09.01.2008
un intervento dello scrittore Alberto Capitta

Istituzioni, Europa, Enti Locali: Il prossimo G8 alla Maddalena, scelta sbagliata alla quale nessuno sa opporsi
E’ così triste ma non sorprende la scelta della Maddalena quale sede per il prossimo G8. Perché l’isola non ha mai negato a nessuno le sue grazie offrendosi di buon grado agli ospiti, meglio se facoltosi, meglio ancora se potenti. Come non ricordare per esempio quel lontano giorno del 1972 quando i primi militari americani sbarcarono in piazza Comando con tanto di orchestrina al seguito e lazzi e frizzi e gustosi siparietti? Che bella festa fu quella. Gli abitanti non credevano ai loro occhi. Sembrava d’essere tornati ai vecchi tempi, ai giorni della giovinezza dell’isola, quando il profumo delle divise militari invadeva le strade e il paese pullulava di marinai radiosi. La parola sbarco, poi, evocava echi di Normandia e di alleati, suscitando nei più anziani un profondo moto di nostalgia. Non c’erano domande da porsi. Erano lì e basta. E poi erano marinai e i marinai, italiani o statunitensi che siano, da sempre irradiano innocenza.
Le marine militari impersonano l’avventura, vestono di bianco e d’azzurro; loro non sono il polveroso esercito imbrattato di sanguinosi corpo a corpo, né l’aeronautica deturpata per l’eternità dalla vergogna di Hiroshima e Nagasaki; no, le marine militari hanno a che fare coi pesci e coi tramonti e i siluri che sganciano hanno l’arditezza dei delfini. Dunque perché porsi domande davanti a un’Arma che riesce nel prodigio di coniugare guerra con poesia? Benvengano, si disse. E infatti gli americani giunsero, e rimasero, a migliaia, per anni, instaurando un rapporto di pacifica e duratura convivenza con la popolazione del luogo che in trentacinque anni non si è mai permessa una sollevazione contro. Poco importa se c’era il rischio che il mare venisse spalmato di plutonio e leucemia. La cultura militare è qualcosa che si porta nel sangue e la si deve accettare con tutti i suoi rischi e le sue abitudini. E l’abitudine è di vedere sfilare le ronde come rondini, cioè come parte del paesaggio, o di vedere riaffiorare in superficie un sottomarino, atomico e placido, e seguitare a fare ciò che si stava facendo, la spesa, una passeggiata, una corsa all’ufficio postale.

In questo contesto di solare convivenza è giunta come un segnale di catastrofe la notizia dello smantellamento delle basi e dell’arsenale militare. Il tutto poco più di un anno fa. L’isola è piombata di colpo in un grave stato depressivo, un clima di privazione simile alla vedovanza. Dunque che fare? Come risarcire la popolazione per un simile torto? Si è pensato di tutto, compresa una deroga alla ferrea e giusta e sacrosanta legge salvacoste. Per costruire alberghi. Tanti. I progetti sono fioccati a decine giacché si è fiutato il momento di debolezza della Regione posta quasi nella condizione di rimediare a un danno fatto. Alberghi e non solo, sull’isola. Alla poveretta si è pensato anche come sede della Coppa America, per nuove mire dell’Aga Khan, per imprese turistiche inimmaginabili solo qualche anno fa e, naturalmente, per il G8. E’ come se una donna vittima di uno stupro chiedesse soccorso e per somma disgrazia finisse tra le braccia di un nuovo branco. Tutti a fare la fila. A insinuare che sotto sotto provi piacere. No, nessun piacere a ritrovarsi violata a pochi metri dal mare dove sono destinati a crescerle addosso i nuovi insediamenti. Nessun piacere a sentirsi calpestata dai potenti della terra così come è stato ormai deciso.

La scelta del G8 è grottesca. Perché G8 in Italia è sinonimo di infamia e il fotogramma simbolo è il corpo di un povero ragazzo investito e rinvestito dalle ruote della jeep. Perché il G8 per l’Italia è piazza Alimonda e la scuola Diaz laddove la polizia si è spogliata della sua supposta neutralità per offrire armi e divise a una folla di estremisti di destra, scrivendo così una fra le più deplorevoli pagine della storia della Repubblica. Tutto questo si vuole ora trasferire in Sardegna. Con tutto il grigiore del suo peso simbolico. Naturalmente ben pochi hanno da obiettare qualcosa. E tra quei pochi i sindaci che si oppongono per questioni di ordine pubblico, per paura dello sfascio, non certo per un imbarazzo della coscienza. Sotto il profilo etico è tutto a posto e si schiacciano pisolini tranquilli. D’altronde ciò che importa sono le luci della ribalta e per queste non solo i maddalenini ma i sardi in genere hanno da sempre un debole. Vittime di un atavico complesso di inferiorità i sardi cedono a un senso perverso della gratificazione ogni qual volta capiti loro di godere della considerazione del mondo posto oltre i loro confini. Sulla base di questa devianza si ostenta orgoglio per qualsiasi prodotto sardo in grado di fare parlare di sé fuori dall’isola e si getta in un unico spaventoso calderone miss, cantanti, scrittori, formaggi, veline, sportivi e via dicendo. Senza un filtro. Come sarebbe stato dunque possibile attendersi un diverso atteggiamento all’annuncio del G8 in Sardegna? Tanto a chi importa dei simboli e dell’etica? Oramai la coerenza politica è un bene superfluo e per molti non è più neanche un bene.

Tutto ciò sotto la promozione di un governo nazionale e uno regionale di sinistra. E allora mi domando cosa significhi oggi definirsi democratico o democratico di sinistra o semplicemente di sinistra. E il mio riferimento non va solo alla classe politica ma a tutti quelli che abbiano a cuore un filo di giustizia sociale e conservino una parvenza di memoria civile, perché si interroghino sul silenzio seguito alla scelta dell’isola quale sede dell’evento. Sul perché nessuno abbia provato ad indignarsi, sul perché di tutto questo guazzabuglio di contraddizioni, di incoerenza politica, di disordine mentale. E mi domando a che cosa servano tutti quanti gli appelli e i convegni intorno al Partito democratico se non si pone neanche in discussione una mostruosità di tali dimensioni quale è il G8 che si tiene a casa nostra. Il problema, o il dramma, è che davanti alla sirena dei finanziamenti tutti rimangono disarmati. Ma disarmante è l’intero spettacolo. Uno spettacolo davanti al quale credo che qualsiasi discorso intorno all’identità sarda resti polverizzato e vada ridiscussa seriamente l’opportunità (e la necessità) di un tale dibattito.

Né identità, né radici, né memoria quindi. Solo tristezza. Per lo sfascio culturale, per lo stato mentale collettivo, per questo pesante prolungato silenzio.

Alberto Capitta


il sequestro dei caccia bombardieri AMX è una vittoria del movimento contro la guerra

 


per gli approfondimenti rinvio ad alcuni post precedenti che portano l’etichetta Gettiamo le Basi

e pubblico il comunicato che ho ricevuto

6/1/08 – Sequestro dei caccia bombardieri AMX disposto dalla Procura di Cagliari

Dopo anni di denunce e manifestazioni di protesta del Comitato Gettiamo le Basi e altre realtà del movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, salutiamo positivamente il sequestro cautelativo delle bare volanti, un primo atto concreto che recepisce le ripetute richieste d’interdizione dei voli degli AMX e oggettivamente si configura come tutela dell’incolumità della popolazione sarda.
Ci auguriamo che il sequestro degli AMX non rimanga lettera morta e non prevalga ancora una volta la “realpolitik” delle esigenze di bilancio della Difesa e del profitto delle ditte costruttrici. Le bare volanti vanno definitivamente rottamate, espulse dai cieli della Sardegna e del pianeta.
Auspichiamo che la magistratura si attivi per mettere sotto sequestro cautelativo anche il poligono della morte del Salto di Quirra. La catena di malattia e morte che avviluppa militari e popolazioni di un remoto angolo di Sardegna non è stata minimamente intaccata, il 2008 ha già mietuto un’altra vittima.

La recente medaglia di bronzo conferita dal presidente Napolitano al pilota che il 14 Ottobre 2005, alla guida di un Amx, riusci a evitare un incidente che avrebbe potuto causare la strage degli abitanti di Decimomannu, ha portato alla luce un’altra delle catastrofi sfiorate e occultate alla popolazione. Preoccupa constatare che “l’incidente evitato”, di cui finora nulla si sapeva, è quasi concomitante a quello occorso all’AMX precipitato nel campo di carciofi nei pressi della base militare di Decimomannu (20 ottobre 2005), l’ennesima strage sfiorata che ha innescato l’indagine della Procura di Cagliari e il sequestro cautelativo dei cacciabombardieri.
Il presidente Napolitano, per un principio di equità, dovrebbe assegnare la medaglia d’oro al popolo sardo, oggetto dei continui attentati alla sicurezza, alla salute e alla vita, per aver sopportato per 50 anni l’occupazione militare del suo territorio, i veleni di ignote sperimentazioni belliche e “giochi di guerra” giocati con vero munizionamento da guerra.

Comitato sardo Gettiamo le Basi – Comitato di Decimomannu contro le basi militari

***********

Le bare volanti AMX

Al momento sono noti 13 incidenti, 5 i piloti morti.
Riproponiamo la denuncia del 2002 del comitato sardo Gettiamo le Basi che, ininterrottamente, chiede l’interdizione dei voli dell’AMX:

L’Amx – cacciabombardiere da 70 miliardi prodotto da Finmeccanica e Brasile – è stato protagonista di una lunga serie d’incidenti aperta nel 1984 con la caduta del prototipo e la morte del pilota collaudatore, il comandante Manlio Quarantelli. I primi 30 esemplari sono stati fermati per un certo tempo, ma l’Aeronautica non ha bloccato la corsa agli acquisti. In vent’anni sono state apportate varie modifiche nel tentativo di porre rimedio alle carenze strutturali e al sistema di propulsione. Tutto inutile! Gli AMX continuano a precipitare. Nei primi sei mesi del 2001 si sono verificati tre incidenti: tre piloti deceduti, tre aerei distrutti.
I cacciabombardieri di Finmeccanica sono stati oggetto di numerose interrogazioni e interpellanze parlamentari presentate da tutti gli schieramenti politici: 76 nella precedente legislatura. Sono al centro di varie inchieste della magistratura presso il Tribunale di Roma, Pesaro, Treviso, Padova. Però, non si registra alcuna schiarita in quella che tanti definiscono “una sporca faccenda”: un aereo difettoso acquistato precipitosamente dalle FF.AA italiane, un aereo che nessun’altro paese ha voluto comprare, a parte il Brasile paese co-produttore, una bara volante che mette a rischio non solo i piloti ma anche tutte le comunità nei cui cieli si aggirano.
Gli “aerei da rottamare e tenuti in naftalina”– come titolava eloquentemente un articolo del Corriere della Sera del 3/12/97- hanno trovato ospitalità nella base di Decimomannu e scorrazzano “normalmente” in Sardegna dove, inoltre, ogni primavera puntuali calano gli inquietanti stormi della Spring Flag.
L’esercitazione militare interforze, poeticamente denominata Spring Flag, consiste in operazioni di “Composite Air Operations” con la partecipazione di Aeronautica, Esercito e Marina di paesi Nato e fuori Nato, ha come area di tiro preferenziale il poligono di Capo Frasca1.450 ettari a terra, a mare 3 miglia quadrate all’interno del golfo di Oristanoe l’immensa zona a mare denominata Danger 40, collegata alla base di Decimomannu dalla zona aerea interdetta R 54. Coinvolge, inoltre, le zone aeree e marittime militarizzate annesse ai poligoni di Teulada e Quirra ( una delle zone interdette alla navigazione aerea e marittima che con i suoi kmq 28.400, supera in estensione la superficie dell’intera Sardegna).
I top gun dell’autoproclamato Asse del bene, mettendo a repentaglio l’incolumità del popolo sardo, usano tutta la zona meridionale dell’isola come campo di battaglia per addestrarsi al massacro dei popoli dall’area del petrolio da liberare e democratizzare.

Oltre al rischio rappresentato dalle “bare volanti”, esiste il rischio di interferenze delle esercitazioni militari con il traffico civile. L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV), nel dicembre 2000, in seguito alle denunce dei piloti civili imbattutisi in aerei militari sulle loro rotte, ha avviato un’inchiesta prendendo in esame la zona compresa tra Sardegna, Sicilia, Campania, area in cui il traffico aereo non è tutto gestito dall’ENAV ma è sotto la meno tranquillizzante e meno trasparente tutela Nato. I risultati, resi noti il 20/4/01, hanno confermato che le esercitazioni militari hanno messo a repentaglio i voli civili per otto volte e in due casi si è sfiorata la collisione. Le conclusioni dell’ANSV rilevano il mancato rispetto delle norme sul coordinamento militare-civile nel corso delle esercitazioni e definiscono inaccettabile che equipaggi e controllori del traffico aereo si siano trovati di fronte a situazioni sconosciute tali da non poter garantire adeguata assistenza ai voli civili.

Anche chi sostiene le politiche di guerre infinite e preventive non può rimuovere le tragedie di Ustica, Casalecchio, Cermis. Per scongiurare nuove sciagure non si può sempre fare affidamento sulla buona stella o sulla “scarsa densità demografica” dell’isola.

Fino a quando la Sardegna non si sarà liberata dagli abnormi e iniqui gravami militari che la mortificano, è improrogabile:

* la smilitarizzazione dei cieli e la gestione civile del traffico aereo
* l’adozione di garanzie e strumenti di controllo sulle esercitazioni militari
* l’interdizione dei voli degli AMX

Comitato sardo Gettiamo le Basi – Tel 070 823.498–338.613.27.53

 

pepmar

VIGLIACCHI

perché uccidono un poeta?

Peppinu Marotto, poeta, cantore, sindacalista di 82 anni, ucciso con sei colpi di pistola alle spalle ad Orgosolo, il suo paese, di cui aveva cantato le lotte e la dignità.

In un agguato in pieno centro di Orgosolo, questa mattina alle 10,30 Peppinu Marotto è stato ucciso con sei colpi di pistola sparati alle spalle mentre entrava in edicola, come ogni giorno. L’assassino, che è passato inosservato nonostante tutto sia avvenuto in pieno giorno e al centro del paese, è fuggito a piedi facendo perdere le tracce. Marotto, responsabile dello sportello pensionati del patronato Inca della Cgil, era benvoluto in paese e noto per il suo impegno sociale.

Tra le sue opere: Su pianeta ‘e Supramonte, Testimonianze poetiche in onore di Emilio Lussu, Cantones Politicas Sardas. La scheda sul sito della casa editrice Condaghes, che ha pubblicato Su pianeta ‘e Supramonte, lo descrive così: “Peppino Marotto è nato ad Orgosolo nel 1925 e la sua vita si è spesso intrecciata con le vicende che ne hanno segnato la storia negli ultimi cinquant’anni. Le sue convinzioni di giustizia sociale e la sua caparbietà barbaricina gli son valse la galera e il confino. Il suo desiderio di comunicare gli ideali di emancipazione e di libertà lo hanno portato a cantare nelle piazze della Sardegna e del mondo. Ancora oggi Peppino Marotto presta il suo impegno nell’azionismo sindacale e per condurre nel suo paese una Camera del Lavoro“.

Di lui ho molti ricordi “pubblici”, da quando dal 1968 cantava le lotte dei pastori e l’occupazione di Pratobello, ed un piccolo ricordo privato quando in un tzilleri di Orgosolo, mentre cantavano a tenore i miei testi, si complimentò dicendomi che da trent’anni in Sardegna nessuno scriveva più così… Certo esagerava, ma mi fece piacere e mi diede coraggio.

Non ho parole sufficienti a colmare la perdita di un personaggio tanto caro ed importante. Mi chiedo chi può aver odiato a tal punto una persona di tanta bellezza interiore. Spero che Orgosolo e la Sardegna sappiano ricordarlo come merita. Un abbraccio alla sua famiglia. Ci mancherà davvero.

commenti a caldo

 

* bello davvero il commento su l’Altra Voce di Fabio Coronas di Thanitart per i Kentze Neke

* sempre su l’Altra Voce, i commenti più rispettosi ed affettuosi.
Tra gli altri: Giorgio Melis, Giulio Angioni, Aide Esu, Tonino Cau.

* e così quello di Giovanna Marini sul Manifesto

miserie a freddo

Deo no isco sos carabineris, in locu nostru prit’est ki bi sune…
(Io non so proprio i carabinieri, cosa ci stanno a fare dalle nostre parti…)

* Il primo commento che registro è quello dei carabinieri che si lasciano sfuggire un ambiguo quanto misero:”aveva dei precedenti… (Corriere della Sera)”. Mi ricorda quella famosa trasmissione di Santoro in cui Maurizio Mannoni esibì una mappa di Orgosolo (fatta anch’essa dai carabinieri) che indicava le case in cui abitavano persone con precedenti. Praticamente tutte. Ignorando che, dopo le lotte di Pratobello, tutti gli uomini validi di Orgosolo vennero a vario titolo imputati e perseguitati.
Miserie vergognose … come se avere dei precedenti di resistenza e di dignità sia motivo di disonore. Peppino Marotto aveva gli stessi precedenti penali di Antonio Gramsci. Ed i carabinieri sono gli stessi di allora.

* Altra possibilità che il rampante Flavio Soriga aveva di tacere e ancora una volta non ha sfruttato… chissà che fatica dover inseguire ogni occasione per vedere il proprio nome sulla stampa. Infatti a pochi minuti dall’assassinio ha dichiarato:” «…è l’ennesima irruzione dell’arcaismo nella nostra incompleta modernità» (Quotidiano.net). Ebbene, non c’è omicidio più moderno e contemporaneo di questo… quasi Newyorkese.
Marotto aveva forse visto o sentito qualcosa ed avevano paura che una persona limpida e pulita come lui potesse denunciare. Il qualcosa più probabile ed evidente forse ha a che fare con l’intenso traffico di Coca o di armi che oggi sta dando il colpo di grazia alla nostra cultura.
Un’altra non meno terribile ipotesi è che forse tziu Peppinu Marotto abbia avuto da discutere con qualche banda di balenteddos. Delinquentelli vigliacchi con gli stessi miti dei pandilleros
metropolitani di Los Angeles o dei guaglioni di Scampìa, la stessa mancanza di valori, la stessa imbecillità arrogante…
In tutti e due i casi, modernissimi problemi di camorra.
Dunque…
Soriga legga Saviano e smetta di parlare di Barbagia: lui è come Mannoni.